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“Progetto legalità, l'Ic di Montalto fa un bilancio  delle attività svolte

MONTALTO - Riceviamo e pubblichiamo. Venerdì 29 marzo, di pomeriggio, si è chiusa a Pescia Romana la lunga serie di incontri e di attività che l’I.C. di Montalto ha dedicato al tema della sicurezza e della legalità. Ultima conferenza: “La costruzione di una personalità sicura come garanzia per il futuro” dedicata a genitori e insegnanti. La scelta di coinvolgere entrambi questi interlocutori è opportuna, perché incontrare psicologi, sociologi e rappresentanti di pubblica sicurezza offre spunti a volte inediti per migliorare il dialogo educativo, tanto da parte dei genitori che dei docenti. E così è stato.

Facciamo un bilancio. Si dice sempre così alla fine di una attività, e si comincia a guardare all’indietro per vedere se e come le intenzioni iniziali abbiano avuto una ricaduta proficua sulle persone coinvolte nel progetto. Cominciamo dai ragazzi della Secondaria di primo grado. Azzardo un confronto con qualche studente, e chiedo di esprimersi su due iniziative a cui gli alunni delle medie hanno partecipato direttamente: l’incontro con i Carabinieri nell’aula magna dell’Istituto, e la visione al teatro Lea Padovani di uno spettacolo dal titolo provocatorio, “Metti via quel cellulare”, liberamente tratto dal libro omonimo del giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo.

Be’ ragazzi, allora: c’è qualcosa che vi è rimasto di queste attività? Esprimetevi, e possibilmente siate sinceri … Risponde Ethel, studentessa di terza B: <<Prof, questa settimana è diventata un classico; alcuni sono contenti delle attività perché sono incuriositi e interessa l’argomento, altri la apprezzano perché si saltano le ore scolastiche con interrogazioni e verifiche.>> Benvenuta sincerità, dico io. Prosegue: <<Di questa settimana ciascuno ha usufruito a modo suo, diciamo che io ho trovato interessante lo spettacolo sulla doppia visione che dei cellulari hanno i genitori e i giovani. Insomma, credo che questa settimana abbia voluto ricordarci che, oltre allo schermo e fuori della porta di casa, ci sia un mondo intero con delle regole che bisogna rispettare, per viverci serenamente>>.

Un’altra studentessa, Marta, di terza A, si è presa qualche appunto durante gli incontri, e mi mostra il testo: <<Mi sono fatta un’idea della legalità come modo di pensare, il non sentirsi al di sopra delle regole. Mi è rimasto impresso soprattutto quando si è parlato di rispetto delle cose, e non solo di persone o animali; eh sì, perché i banchi che abbiamo in classe sono ricchi di scritte e di disegni ambigui, e questo modo di trattare i beni pubblici rientra già nella sfera della illegalità ... Riguardo al tema del bullismo, i carabinieri ci hanno ricordato che non siamo soli davanti al problema, ma io credo  che la questione sia più complicata di come appare dall’esterno, perché dipende dalla tua fragilità, dal rapporto che hai con i tuoi genitori, con gli amici, con i professori. È pur vero che sapere di poter contare su qualcuno è una spinta a essere più forti per affrontare le situazioni. Che altro dire? È stata una settimana utile, per ripensare a tante cose. Spero abbia fatto e farà lo stesso effetto anche alle generazioni di studenti dopo la mia>>. Non so bene cosa intendesse con “generazioni” future, ma mi piace l’idea che una riflessione di oggi prenoti piccoli spazi per il futuro.

Per quanto riguarda il giudizio di insegnanti e genitori su questo progetto scolastico, provo a riassumere vestendo entrambi i panni, sono docente e anche genitore. Punto primo. Il destino della scuola è essere presidio di legalità perché lavora sulle relazioni, dentro l’educazione al sacrificio e alla fatica per raggiungere un risultato. Chi ha merito e competenza, a cominciare dall’aula scolastica, sarà meno permeabile alla corruzione e alla illegalità domani, e più predisposto per affrontare le difficoltà, da subito.

Punto secondo: relazioni con gli studenti/figli. Se le cose non vanno in classe o a casa, quasi sempre c’è un fallimento nella comunicazione. E allora parliamo di più con i ragazzi, cerchiamo di essere più presenti, e non tanto fisicamente quanto con la disponibilità all’ascolto; non deleghiamo alle regole i modelli di comportamento, ma presentiamoci noi come esempi di comportamento corretto: noi genitori, noi insegnanti.

Tra le tante considerazioni fatte in questi giorni, qualcuna continua a risuonare nella testa, o almeno questo è l’auspicio. Una per tutte: “non confondete l’essere affettuosi con l’affettività”. Mentre la prima ci avvicina talmente ai bambini e ai ragazzi da sovrapporre in certi casi i ruoli (al punto da diventare quasi amici), la seconda ci fa dire: ti voglio bene a tal punto che ti dirò anche dei NO, per favorire la tua crescita sana e la bella persona che un giorno diventerai!

Considerazione impegnativa, questa. Sacrosanta, direi.

Grazie a tutti per il cammino condiviso.

                                                                                                            Prof. Alberto Puri

                                                                                      (Docente di Lettere I.C. Montalto di Castro)

(04 Apr 2019 - Ore 22:18)

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