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Necropoli di Vulci: scoperto leone alato

Nuovo eccezionale ritrovamento nell'area dell'Osteria a poca distanza dalla celebre tomba delle “”Mani d’argento” rinvenuta nel 2013 e accanto a quella imponente della “Sfinge” Il direttore scientifico Carlo Casi: "Nel VI secolo a.C. botteghe vulcenti scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, vigili guardiani della quiete eterna dei morti"

MONTALTO DI CASTRO - Nuova eccezionale scoperta alla Necropoli di Vulci. Durante gli scavi degli archeologi, dalla terra è riaffiorata una statua raffigurante un leone alato. La splendida scultura etrusca è scolpita sapientemente nel nenfro, la grigia pietra vulcanica locale, ed è di origine etrusca, risalente al sesto secolo avanti Cristo. 

L’importante scoperta è avvenuta a poca distanza dalla celebre tomba delle “”Mani d’argento” rinvenuta nel 2013 accanto a quella imponente della “Sfinge”.

I lavori di scavo alla necropoli dell’Osteria, vasta area cimiteriale a nordovest del pianoro urbano, nota per aver restituito numerose ed importanti testimonianze funerarie, sono diretti dal dirigente Simona Carosi soprintendente di Roma con il contributo del comune di Montalto: iniziati nel mese di ottobre erano stati interrotti e poi ripresi a luglio ed ora proseguiranno fino a tutto il 2019.

“Si tratta di un leone alato ruggente - ha spiegato Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci - quindi in atteggiamento aggressivo, che spesso veniva posto, nel sesto secolo avanti Cristo, a guardia e a protezione dell’importante tomba che doveva custodire. Il leone alato è infatti una raffinata testimonianza di quella che fu una tradizione propria della produzione artistica vulcente del VI secolo a.C. In questo periodo botteghe vulcenti scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, vigili guardiani della quiete eterna dei morti. Ma già intorno al 520 a.C. la produzione di queste statue venne a cessare, forse nel tentativo di porre un limite alle ostentazioni di lusso ormai ritenute inopportune." 

La raffigurazione dei grandi felini attraversa la storia dell'uomo mantenendo intatta la sua simbologia di forza, potenza e regalità. Spariti in tempi antichissimi dalla fauna italiana compaiono nel mondo antico e tra gli Etruschi grazie alla circolazione di beni e di idee che caratterizza i primi secoli del primo millennio a.C. Secondo la tradizione orientale, oltre ad essere rappresentati in maniera naturalistica, i grandi felini possono assumere caratteri fantastici, spesso alati, o con caratteri compositi, ad esempio con testa umana. Ma al di là del linguaggio figurativo usato, le sculture di pantere e leoni non sono semplici decorazioni ma si inseriscono nella ritualità e nella mitografia del mondo antico, come nella tradizione dei leoni a guardia delle porte, sia quelle concrete delle città, sia quelle spirituali del mondo dei morti. 

Il leone alato scoperto in questi giorni è venuto alla luce durante la fase di evidenziazione della stratigrafia orizzontale del terreno, in prossimità di alcune strutture funerarie sepolte nella Necropoli. Il reperto sarà oggetto di un intervento di restauro presso il laboratorio della Fondazione Vulci di Montalto di Castro. 

Gli scavi in corso a Vulci sono condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale insieme alla Fondazione Vulci e con la collaborazione del Comune di Montalto di Castro.

(23 Lug 2019 - Ore 12:53)

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