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Malattie professionali, infermieri i più esposti

Secondo un rapporto Inca e Fp Cgil ne sono colpiti l’84,5%

Roma - Gli infermieri e gli operatori socio-sanitari (oss) sono le professioni più esposte alle patologie professionali nel comparto della sanità. E’ quanto emerge dal report ‘Le condizioni di lavoro e di salute nel settore sanitario’, a cura di Fp Cgil, Inca e Fondazione Di Vittorio (Fdv). Una inchiesta che ha convolto oltre 900 lavoratrici e lavoratori del sistema sanitario, con un’anzianità elevata e per lo più infermieri. Il Report sottolinea la «diffusa presenza di rischi per la salute e la sicurezza dovuti sia all’organizzazione del lavoro, considerando il lavoro notturno e gli straordinari, sia di rischi fisici e ambientali, come quelli dovuti al sollevamento di pesi e pazienti». 
In particolare, si rileva nel rapporto, presentato a Roma da Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil, e da Silvino Candeloro, dell’Inca Cgil nazionale, il lavoro notturno interessa attualmente circa un lavoratore su tre ma, nell’arco della complessiva storia lavorativa del campione di riferimento, ha riguardato ben il 76,5% dei lavoratori. Il lavoro straordinario è, invece, svolto da poco più della metà dei rispondenti e la gran parte degli intervistati svolge mansioni che prevedono la movimentazione di pazienti o di altri pesi, anche con carrelli. Considerando l’insieme di questi fattori di rischio, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari sono le professioni più esposte. 
In linea con questi risultati, a condizioni di lavoro più dure corrisponde un giudizio più negativo sul rapporto tra salute e lavoro da parte degli intervistati: difatti, si sottolinea nella ricerca Fp Cgil, Inca e Fdv, l’84,5% degli infermieri e il 79,7% degli operatori socio-sanitari dichiara che le condizioni di lavoro hanno avuto un impatto sulla propria salute.
I problemi per la salute fisici e psicologici sono comunque diffusi trasversalmente tra le professioni e solo il 21,9% non ha indicato alcuna sintomatologia dolorosa a fine turno. Emerge soprattutto la rilevanza dei disturbi muscolo-scheletrici, in particolare con problemi alla schiena, alle spalle, alla testa e al collo, che sono presenti in maniera significativa tra le varie professioni, seppure con diversa intensità. Considerando la presenza di patologie di lunga durata, ovvero superiori a un anno, per l’insieme del campione, i disturbi lombo-sacrali e quelli lombari interessano rispettivamente il 18,7% e 18,2% dei rispondenti, le cervicali il 15,9%, i dolori alle spalle l’11% circa, i dolori dorsali il 9,5%.
Nel dettaglio, considerando i disturbi di lunga durata insieme ad altri rilevati alla fine dei turni, gli infermieri e assimilati sono il gruppo professionale che dichiara più problemi muscolo-scheletrici, con un insieme differenziato di patologie: dolori dorsali, lombari e lombo-sacrali, cervicali e alle spalle. Tra le professioni ad alta specializzazione si segnala, oltre ai dolori alla schiena e alle spalle, una presenza più elevata della media per i dolori ai gomiti e alle braccia. 
Per gli operatori socio-sanitari, gli ausiliari e i tecnici si rilevano problemi simili, con patologie alla schiena e alle spalle, con una maggiore incidenza di problemi alle spalle per gli operatori. Il personale amministrativo registra dolori alla schiena e al collo, con una presenza più diffusa di cervicali e una incidenza elevata di casi di addormentamento delle mani. I medici sono un gruppo professionale che, pur manifestando come gli altri rischi di problemi alla schiena, registra una presenza diffusa di problematiche alle mani, con dolore ai movimenti. Considerando infine i casi denunciati e riconosciuti, dal rapporto della Cgil emerge che il 40,9% degli intervistati afferma di avere subito un infortunio e il 6,9% una malattia professionale.

(31 May 2019 - Ore 19:50)

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