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Legalità e sicurezza all’Ic di Montalto

Partite per il secondo anno le iniziative per le scuole

MONTALTO - «Bentornati!» dicono la dirigente Grazia Olimpieri e le insegnanti Cinzia Bocci e Bruna Mariani, promotrici per il secondo anno consecutivo del progetto “Legalità e sicurezza” all’Istituto Comprensivo di Montalto di Castro.  
Sono le ore 16:30 di lunedì 18 marzo. Bentornati a chi? Ma anche, bentornati perché? L’aula magna della scuola Secondaria di primo grado è la sede della conferenza di apertura di una serie di iniziative che, come il precedente anno, riguardano oltre ottocento alunni, i relativi genitori, gli insegnanti, le autorità di pubblica sicurezza del territorio (Polizia locale, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia ferroviaria, Guardia Costiera), l’amministrazione comunale, la Protezione civile, i rappresentanti provinciali del progetto “Verso una scuola amica” ed altre associazioni. 
«Ecco i destinatari del saluto iniziale - spiega il professor Alberto Puri, docente di Lettere I.C. Montalto di Castro - , tutti noi che a diverso titolo siamo coinvolti nel processo di Educazione alle regole, parola enorme quest’ultima, irta di fraintendimenti, spesso associata esclusivamente alle idee di proibizione e punizione.  Bentornati, forse perché coloro che si sentono coinvolti da queste iniziative sanno che educare alla legalità vuol dire lavorare instancabilmente con la coscienza dei bambini, degli adolescenti e degli adulti, magari proprio a partire dalla conoscenza delle regole. Bentornati allora a parlare, a confrontarci e a operare per educare alla legalità, per insegnare a scegliere consapevolmente cosa è giusto fare nei tanti frangenti della vita quotidiana, e non solo perché una regola ti impone di farlo. Vai a spiegarlo a un giovane, che già anagraficamente è portato a contestare il verbo “devo” Ma non è meno arduo convincere un adulto, a volte fiaccato da tante incombenze della vita, che sceglie di patteggiare con i principi che forse gli erano stati insegnati, e aggira o elude le regole, perché … perché fanno tutti così. Perché parlare di legalità a scuola? Perché farlo con un focus di iniziative mirate e concentrate in circa due settimane dell’anno scolastico? La risposta appare scontata, ma non lo è: perché la legalità e la sicurezza sono spazi instabili, mai completamente assicurati, in cui ogni conquista va difesa giorno dopo giorno, scelta dopo scelta, con sacrificio, disciplina, impegno e costanza. Sono parole di peso, queste, che chiedono conferme alla coscienza di chi le usa, di noi adulti per primi. Quanto mi impegno? Quanto mi sforzo di essere costante? Che cosa sono disposto a sacrificare per raggiungere un risultato? Quanta disciplina ho verso me stesso, cioè quanto riesco a dominare gli istinti, gli impulsi o i desideri? Si apre così un campo di lavoro sconfinato se penso alla scuola, dai bambini più piccoli dell’Infanzia fino via via ai più grandi delle medie, agli adolescenti delle superiori, ai rapporti genitori/figli, o alunni/insegnanti. Ripenso allora proprio agli studenti di seconda e terza media di Pescia Romana, coordinati dai professori di Lettere e Musica Giannuzzi e Vaziri, che hanno aperto la conferenza con una performance di teatro e musica piuttosto originale, dove è stata messa in scena la versione corale di un dialogo immaginario tra due personaggi, la Legalità e l’Illegalità. Retorica facile …  qualcuno potrebbe pensare … e invece no, almeno fino a quando la vita non ci mette alla prova in uno dei suoi tanti test. Dunque, le due settimane del progetto “Legalità e sicurezza” sono votate a coinvolgerci con le parole e con i fatti, una sfida a trattare un argomento difficile (e un po’ impopolare di questi tempi) come le regole, viste però come strumenti che migliorano in modo efficace la convivenza. Un lontano filosofo greco, Seneca, diceva così: ‘‘Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili’’. Appunto. Noi tutti, genitori, insegnanti, operatori di  pubblica sicurezza ed educatori siamo chiamati ad andare in questa direzione, consapevoli che  avere fiducia in un codice di comportamento non è per niente facile, ma che eludere le regole perché fastidiose, o non corrispondenti alla nostra volontà, porta scarsi risultati nel percorso scolastico. E da nessuna parte, nella vita fuori dalle aule».     

(19 Mar 2019 - Ore 18:55)

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